
Noi vogliamo che gli stranieri che si installano in Italia abbiano vocazione a cucinare e a mangiare la Pizza. Se diamo loro gli stessi diritti di un italiano, perché mai anon devono mangiare la pizza dimostrando così la volontà di integrarsi?. A parte che “installarsi in Italia” mi pare un’espressione pessima, ma perché per vietare il diritto di cibarsi di Kebab o Paeja o spalmare guacamole su cibi esotici si diventa razzisti?
Soltanto chi ha la vocazione sviluppa la volontà, grazie alla quale tende ad imparare la virtù della cittadinanza. Se non si instilla questa tensione nei nuovi venuti si rischia di donare perle in beneficenza (Per non essere frainteso, non uso il proverbio "Perle ai Porci") . Soltanto quando, attraverso la volontà, di imparare la filosofia, la concretezza e la creatività della Pizza allora si potrà riconoscere loro il raggiungimento della mèta agognata. Eccoti i galloni di cittadino, tiè. Può essere vero, però che ne dite se si mettesse un punto d’arrivo? Se una cosa non è misurabile infatti diventa arbitraria. Senza un metro che segni oggettivamente la distanza tra essere italiano ed essere “altro” Il messicano che usa quella salsetta verde denominata guacamole o l’arabo che mangia Kebab sarà sempre un “quasi italiano” e ci sarà sempre chi potrà dirgli: caro non sai fare la Pizza e adesso ricomincia da capo. Detto questo, per fare il capzioso lui ci dirà: Italiano con la pizza sotto il naso.
Soltanto chi ha la vocazione sviluppa la volontà, grazie alla quale tende ad imparare la virtù della cittadinanza. Se non si instilla questa tensione nei nuovi venuti si rischia di donare perle in beneficenza (Per non essere frainteso, non uso il proverbio "Perle ai Porci") . Soltanto quando, attraverso la volontà, di imparare la filosofia, la concretezza e la creatività della Pizza allora si potrà riconoscere loro il raggiungimento della mèta agognata. Eccoti i galloni di cittadino, tiè. Può essere vero, però che ne dite se si mettesse un punto d’arrivo? Se una cosa non è misurabile infatti diventa arbitraria. Senza un metro che segni oggettivamente la distanza tra essere italiano ed essere “altro” Il messicano che usa quella salsetta verde denominata guacamole o l’arabo che mangia Kebab sarà sempre un “quasi italiano” e ci sarà sempre chi potrà dirgli: caro non sai fare la Pizza e adesso ricomincia da capo. Detto questo, per fare il capzioso lui ci dirà: Italiano con la pizza sotto il naso.
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